Escursioni e tracce GPX

La Via del Lupo: trekking da Apecchio a Bocca Serriola

Uno dei più bei percorsi della zona nella natura selvaggia. Un percorso ombreggiato e fresco grazie a diversi guadi del torrente e a radure suggestive e ombreggiate.

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Il trekking da Apecchio al valico di Bocca Serriola inizia comodamente alle spalle della famosa fonte sulfurea di Apecchio, a ridosso del centro storico, dove termina il Pian di Velluto. Si imbocca da qui il 239, largo e ricco di comodi guadi, si raggiunge un grosso magazzino di legna da ardere e superato quello si scende a sinistra imboccando il 238a che non ci abbandonerà più fino alla mulattiera finale.

Il transito, quasi 20 minuti, fino alla famosa Cascata della Gorgaccia è molto facile, il fondo largo e la vegetazione controllata. Dalla cascata, fino a poco tempo fa, era impossibile proseguire a causa dello stato di abbandono del sentiero dove la vegetazione risultava impenetrabile obbligando molti appassionati a dimenticare questo sentiero.
I rovi e le piante hanno infatti occupato lo stretto percorso ma a terra sempre ben visibile la linea della direzione. Qualche volontario evidentemente ci ha lavorato e ha oggi creato una traccia tutto sommato riconoscibile.

Cascata della Gorgaccia
Cascata della Gorgaccia – @Sauro Bellezza

Il sentiero procede per qualche chilometro attraverso uno stupendo intricarsi di guadi. Il più suggestivo è quello del Fosso di Tacconi dove tra splendide piante, ombre e frescure, attraversa per 30 metri il greto del corso d’acqua.

“Un bel trekking da Apecchio sulle tracce della storia”

Si attraversa questa stretta valle ombreggiata passando al Molino di Tacconi che un tempo era il richiamo per i lavoratori della terra di Apecchio. Purtroppo oggi il mulino è a rudere, ma in passato fungeva da importante snodo vitale e commerciale. Conosco una signora di Apecchio, oggi trasferitasi nel centro storico, che è vissuta nel Molino di Tacconi assieme ai suoi genitori mugnai. Ha tanti bei ricordi e ne parla con grande affetto, come di una festa di campagna.

Il trekking riscoperto nell’appennino umbro-marchigiano

La vegetazione è molto rigogliosa, le felci raggiungono il metro e mezzo e il farfaraccio il metro.
In questa fase del percorso, che va dalla Gorgaccia ai ruderi della Chiesa di San Giovanni in Vignolle però segnaliamo 3 criticità:

  1. Il sentiero si fonde e si confonde spesso con il greto del torrentello.
    Nella prima parte del percorso, non essendoci segnali sugli alberi, è impegnativo proseguire perchè è difficile capire dove finisce il guado e inizia il sentiero. Consigliamo di avere sempre con sé una traccia gpx (scaricabile gratuitamente a fondo pagina) e un gps.
  2. Quando, raramente, il sentiero si allontana dall’acqua, incontra delle radure dove è possibile trovare i solchi profondi delle moto da enduro. Queste tracce però sono nascoste dal fitto falasco e potrebbero essere pericolose per le caviglie.
  3. In prossimità dei ruderi della Chiesa di San Giovanni in Vignolle il sentiero abbandona il Fosso di Tacconi e taglia a 90 gradi verso destra. Da qui, per un centinaio di metri il sentiero non esiste più: bisogna salire alla meno peggio lasciandosi il rudere a sinistra fino a ritrovare la visibile carraia che portava alla Chiesa.

Da Apecchio al valico di Bocca Serriola: le ultime difficoltà

Pochi metri sopra il rudere della Chiesa si guadagna il fabbricato di Artaina, una vecchia casa colonica abbandonata. Da qui la strada si biforca e tenendo la sinistra si inoltra nell’intricato bosco della Serriola. Il Fosso di Tacconi è lontano ma anche qua, per assenza di tracce a terra e sugli alberi è necessaria un’ottima capacità di lettura della mappa e di orientamento. Unico segnale visibile è uno scarpone appeso a un albero.
Continuando la salita per meno di un chilometro, si raggiunge alla strada bianca. Usciti dal bosco la si percorre e in una decina di minuti si arriva al valico di Bocca Serriola, dove ci attende un famoso “Bar La Cima” per motociclisti e due ottime birre fresche.

Trekking Apecchio: la via del lupo nella natura selvaggia

Il percorso è forse uno dei più belli, suggestivi , ombreggiati e freschi della zona. La Via del Lupo è molto invitante soprattutto per le specie floreali. Abbiamo anche visto diversi meli selvatici e si intuisce, per la natura selvaggia, che ci sia anche un’elevata densità di fauna selvatica. Nella nostra calda giornata di passeggio però abbiamo incontrato solo un orbettino.

Nel tratto in cui il sentiero è stato mangiato dalla vegetazione, dopo il rudere della Chiesa, non abbiamo potuto ripristinarlo ma ci siamo limitati a salire intuendo la traccia tra piccoli arbusti, ginestre roveri e querce giovani.
Per i motivi appena descritti si consiglia vivamente un GPS, una discreta preparazione, oltre ovviamente a scarponi alti e pantaloni lunghi.

Opportunitià escursionistiche nei dintorni di Apecchio

La Via del Lupo passa vicino ad un’altro sentiero meno selvaggio che sale al Boccarello della Croce, nelle vicinanze del valico di Bocca Serriola. Ma in generale tutta la zona è ricca di percorsi.
La zona di Apecchio è molto affascinante e la città, nascendo a valle di Monte Nerone (scopri tutte le escursioni di Monte Nerone), offre innumerevoli opportunità escursionistiche. Anche il cicloturismo, il canyoning, l’arrampicata sportiva e la speleologia sono attività sportive molto praticate in zona.
Nelle immediate vicinanze di Apecchio vi segnaliamo la Falesia “Le Porte” del Rio Vitoschio a ridosso di un percorso naturalistico che risale un torrente e che arriva fino a monte Nerone, l’atletica Falesia del Fosso dell’Eremo, o ancora la chiesa della Madonna dei Cinque Faggi raggiungibile con una semplice escursione in un luogo solitario e remoto.
Per i ciclisti più allenati e temerari invece è possibile affrontare il Brevetto di Monte Nerone.

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    2 Responses

    1. blank Italo ha detto:

      Buon pomeriggio, come riportato nella recensione, alla Criticità n 3 si descrive l’arrivo ai Ruderi della Chiesa di San Giovanni in Vignolle, e si riporta la necessità di salire alla macchia, lasciandosi alle sinistra il rudere, fino a ricongiungersi con la carraia di Artaina. Sono meno di 3 minuti di salita alla macchia, nella quale, come descritto, il sentiero è stato inghiottito dalla vegetazione, non è visibile a terra, ma passando in mezzo agli arbusti e seguendo al centimetro la traccia gox si raggiunge velocemente la carraia. Va quindi lasciato il rudere a sinistra e occorre salire. Grazie comunque per il suggerimento

    2. blank Luca ha detto:

      Abbiamo effettuato questo percorso Domenica. Vi segnalo che purtroppo il pezzo che dalla madonnina sale e va verso un rudere abbandonato è completamente chiuso e assolutamente non praticabile. Il percorso di ferma li. Consiglio caldamente di sostituire la traccia GPX per non far disorientare altre persone. L’alternativa adeguata è procedere avanti salendo per il percorso che porta direttamente alla strada brecciata. Si allunga un po’ ma dopo 30 minuti di salita si ricongiunge al bivio da voi segnalato.

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