Escursione a Fosso dell’Eremo

Un percorso suggestivo alla scoperta delle bellezze naturali del Monte Nerone: attraverso pareti rocciose e antichi eremi, lungo un torrente cristallino e guadi pittoreschi, fino ad arrivare al pittoresco paesino di Bacciardi. Segui il sentiero 8-208 e lasciati incantare dalla maestosità della montagna.

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Il Fosso dell’Eremo a Monte Nerone è un luogo unico nel suo genere che vi lascerà senza parole.

Il Monte Nerone è un’imponente montagna delle Marche, situata in province di Pesaro e Urbino. Con i suoi 1525 metri di altezza, offre bellissimi panorami e una natura incontaminata, ideale per chi ama le escursioni a piedi o in bicicletta. Solo negli ultimi anni infatti i suoi sentieri stanno godendo della fama e dell’attenzione che meritano. Mi ritengo fortunato di essere potuto crescere tra queste montagne coì selvagge.

Ma torniamo alla nostra meta di oggi: il Fosso dell’Eremo. Per raggiungerlo prenderemo il sentiero che parte da poco poco prima di Piobbico (per chi viene da Acqualagna o comunque da Est) in corrispondenza di Gorgo Cerbara. Indicazione di Google Maps disponibili qui.

La descrizione del trekking del Fosso dell’Eremo

Il trekking a Fosso dell’Eremo è un percorso adatto a escursionisti di livello medio, con alcune sezioni un po’ più impegnative. Consiglio di attrezzarsi con scarpe da trekking, acqua e qualche snack per il percorso.

Il sentiero, segnato CAI con numero 208, è ben segnalato già dalla strada e offre una vista spettacolare sulle pareti rocciose circostanti. Il trekking si sviluppa in un leggero saliscendi che a tratti costeggia un fiumiciattolo che rende molto fresche anche le giornate estive più torride.

Il percorso inizia con una breve discesa su fondo ciottoloso che termina vicino al torrente. Durante la maggior parte del percorso seguiremo il corso d’acqua. Si attraversa quindi un piccolo ponticello in cemento e poi si inizia a salire dolcemente attraverso una valle boscosa circondata da alte pareti rocciose. Il percorso è semplice con pendenze mai impegnative e la traccia è evidente.

Arrivati alla Falesia del Fosso dell’Eremo riconoscibile da un piccolo ponticello e dalle innnumerevoli vie di arrampicata che troverete alla vostra destra, sarete subito colpiti dalla bellezza del luogo: un’affasciannte gola circondata da imponenti pareti di roccia. Ma il Fosso dell’Eremo non è solo un luogo per gli appassionati di arrampicata: è anche un importante sito storico.

Risalendo il fiume a Fosso dell’Eremo

Il sentiero, in corrispondenza di un ponticello in legno usato da chi arrampica per raggiungere comodamente le pareti rocciose, prosegue lasciando le pareti sulla destra. Qualche minuto dopo si incontra un bivio dove occorre svoltare a sinistra. Anche la traccia di destra è ben visibile, ma evita la salita all’Eremo e ha un passaggio in semplice arrampicata costeggia il torrente. Girando quindi a sinistra, una breve salita porta ai ruderi del vecchio Eremo di Santa Maria in Morimondo, superato il quale si riscende e si prosegue costeggiando il torrente. Il percorso è caratterizzato da una quindicina di semplici e divertenti guadi che tuttavia devono essere attraversati con attenzione.
Dopo l’ultimo guado, si prende la direzione indicata da un segno ben evidente disegnato su un albero e si inizia una breve salita di un centinaio di metri, ma più ripida. Quindi si incontrano le prime case e si raggiunge l’abitato di Bacciardi, dove termina il tracciato. Continuando invece dopo il paese, si trovano i segni per il sentiero 12, che conduce alla cima della Montagnola.

L’Eremo di Morimondo a Fosso dell’Eremo.

Qui infatti si trova l’Eremo di Morimondo, un edificio religioso di cui i primi documenti risalgono al 1205. L’eremo aveva una forma rettangolare e si sviluppava su almeno due piani, con il piano inferiore coperto a volta ed è situato in una posizione elevata vicino al torrente. Oggi purtroppo è rimasta in piedi solo una parte della struttura.
L’origine dell’eremo è stata attribuita alla comunità di eremiti Cistercensi che seguiva la regola di Fonte Avellana modellata da San Pier Damiani.
Nel XIV secolo, l’eremo possedeva tre parrocchie e godette di una certa prosperità, grazie anche alla protezione della famiglia Brancaleoni di Piobbico, una potente famiglia comitale che influenzò la storia politica del territorio circostante. Alcuni membri della famiglia si fecero seppellire proprio in questo fazzoletto di terra.

Tuttavia, nel XV secolo l’eremo iniziò a declinare, divenne un priorato e probabilmente abbandonato definitivamente in seguito al violento terremoto del 1781 che causò grandi danni in tutta l’area circostante. La chiesa fu sconsacrata nel 1800, il titolo fu trasferito alla parrocchia di S. Lorenzo di Rocca Leonella e la campana maggiore venne trasferita al Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso.

Le rovine suggestive dell’Eremo, ancora visibili oggi, tuttavia rappresentano un’importante testimonianza della vita monastica del passato.

Le miniere di ferro del Fosso dell’Eremo e la Grotta del Cane

Le prime notizie relative alla presenza di miniere di Ferro a Monte Nerone risalgono ai tempi dei Duchi di Urbino (XV-XVII secolo), quando il ferro veniva utilizzata per la richiesta a livello locale e per battere moneta.
Il Gruppo Speleologico Urbinate ha recentemente ritrovato, a seguito di ricerche d’archivio e battute sul campo, la Grotta del Cane e posizionato alcune gallerie usate per l’estrazione. Purtroppo non è stato possibile entrare nelle gallerie perchè i detriti, provenienti dalla degradazione della roccia della parete sovrastante, ne hanno occluso gli ingressi che erano ancora parzialmente aperti negli anni ’50.
La Grotta del Cane invece risulta accessibile e si tratta di una modesta cavità, posizionata a ridosso del torrente, che è stata scavata in corrispondenza di una piega tettonica e che al suo interno presenta ancora oggi tracce di Limonite segno inconfutabile della presenza del ferro.

Miniere di Ferro del Fosso dell'Eremo
Miniere di Ferro del Fosso dell’Eremo

Conclusioni

In conclusione, il trekking alla Fosso dell’Eremo a Monte Nerone è un’esperienza unica che vi porterà a contatto con la natura e la storia del territorio. Consiglio di visitare questo luogo in primavera o in autunno, quando le temperature sono più miti e i colori della natura sono più intensi. Non ve ne pentirete!

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