Ferrata Lipella e postazioni belliche delle Tre Dita alla Tofana di Rozes

La Ferrata Lipella alla Tofana di Rozes e le Tre Dita. Un’escursione tra paesaggi stupendi e vicende della Grande Guerra. La Galleria di Mina del Castelletto e l’assalto italiano al Masarè.

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La via Ferrata Lipella nella Tofana di Rozes è uno stupendo itinerario in uno dei luoghi più belli delle Dolomiti. Un lungo percorso nella storia recente, dove è possibile vedere da vicino la maestosità della natura e delle opere realizzate durante la Grande Guerra.

I panorami che si godono durante la splendida Ferrata Lipella spaziano dal Sorapiss al Gruppo di Fanis. Nel mezzo l’Antelao, il Pelmo e il Civetta, i Lastoi del Formin, le 5 torri, la Marmolada, Il Lagazuoi e la suggestiva Val Travenanzes. Luoghi stupendi e affascinanti a cui sono particolarmente legato, e che rappresentano per me l’essenza dell’andare in montagna: panorami mozzafiato e ricchi di storia.

Val Travenanzes
Sopra la Val Travenanzes. Il Lagazuoi e il gruppo di Fanes

Su queste montagne Italiani e Kaiserjager austriaci si sono scontrati faccia a faccia. Hanno combattuto una guerra di posizione che ha portato migliaia di morti in entrambi gli schieramenti. Gli austriaci avevano il controllo delle cime delle montagne, gli italiani invece risalivano le valli da Cortina e scavavano gallerie all’interno delle montagne. Il gruppo delle Tofane rappresentava un’importante sbarramento naturale che il generale Cantore, con i suoi uomini, ha provato ad espugnare rimettendoci la vita.

Indice del percorso della Ferrata Lipella e delle Tre Dita

La ferrata è intitolata a Giovanni Lipella, uno dei ragazzi del ’99 morto eroicamente sul Monte Asolone nel giugno del 1918. Decorato di medaglia d’oro al valor militare per “aver offerto in olocausto alla Patria la sua bella esistenza”. Noncurante del violento fuoco nemico, infatti, non smise mai di incitare i commilitoni. Accortosi di una mitragliatrice rimasta senza tiratore, la caricò sulle spalle e la pòrtò in altro luogo. Qui iniziò a sparare e venne ferito una prima volta, poi una seconda, finchè colpito ripetutamente al petto cadde in battaglia dopo giorni di agonia e abbandono in una grotta.

La Ferrata Lipella è un lungo percorso ad anello che richiede circa 6 ore con visita alle Tre Dita senza raggiungere però la cima della Tofana di Rozes. Per l’itinerario completo considerare almeno 2 ore in più. È importante partire presto!

Possiamo dividere l’itinerario in più tratti:

Ferrata del Castelletto
Tratto della scala iniziale per accedere alla Galleria del Castelletto

Trekking fino alla Galleria del Castelletto

Per raggiungere la Ferrata Lipella il luogo di partenza è il rifugio Dibona (indicazioni qui). Il rifugio è raggiungibile comodamente con l’automobile e ha un ampio parcheggio gratuito.

Dopo la seconda colazione della giornata, (si sa che in montagna servono energie!) lasciamo il rifugio, a quota 2037m slm. Seguendo il sentiero 403 incrociamo il primo bivio sulla destra con il sentiero che scende dal rifugio Giussani e che sarà il sentiero di rientro. Proseguiamo quindi diritti davanti a noi fino a raggiungere le strapiombanti pareti della Tofana di Rozes, ignorando il bivio per la soprastante Grotta della Tofana che si apre sopra le nostre teste. Il sentiero inizialmente sale di quota per poi spianare a ridosso delle pareti rocciose.

Riprendiamo fiato, la giornata è frizzante e davanti a noi si staglia la Marmolada con la recente ferita dovuta al crollo di un seracco. Muovendoci tra riflessioni e consapevolezze, in 1.30 ore arriviamo alla spicciolata all’attacco della via del Castelletto. Decidiamo di ignorare l’attacco della via e di raggiungere con un’improbabile traccia di sentiero la Galleria del Cannone. Breve ma curiosa deviazione da affrontare con attenzione a causa dei massi caduti dall’esplosione della mina del Castelletto.

La ferrata e la mina del Castelletto

Prima di iniziare la ferrata approfittiamo per mangiare qualcosa e vestirci. Infatti ci troviamo davanti a una lunga scalinata che conduce alla Galleria elicoidale del Castelletto. Finite le scale incontriamo la sala compressori Sullivan usati dai minatori per scavare i 500 metri di galleria in forte pendenza. Il ripido passaggio sotterraneo è agevole grazie a scalini metallici che ci aiutano nell’affrontare i circa 200 metri di dislivello.
A metà percorso sotterraneo, una deviazione ostruita, chiude l’accesso alla galleria di mina e alla camera di scoppio. La galleria è buia, fondamentale avere con sè la torcia frontale.

Cratere di mina, Forcella di Roces
Cratere di mina alla Forcella di Rozes

Approfondimento storico: 11 luglio 1916 e la mina del Castelletto

La mente viaggia velocemente alle 3:30 del 11 luglio 1916 quando i soldati italiani innescarono le 35 tonnellate di gelignite posizionate nella camera di mina. Come previsto l’esplosione distrusse una massa rocciosa di 26 metri, spazzando via la I Guglia, 2 vedette e circa 20 uomini austriaci. Tuttavia l’esplosione della mina si rivelò quasi inutile.
Le rocce soprastanti infatti si sgretolarono rallentando la risalita del canalone e una decina di minatori rimasero intossicati dai fumi dell’esplosione.

Il collegamento telefonico austriaco saltò con l’esplosione assieme alle scalinate. La I Guglia era letteralmente scomparsa mentre nelle altre due non vi era più traccia di postazioni austriache.
Gli italiani decisero quindi di agire in fretta cercando di conquistare la vetta. Tuttavia gli austriaci attaccarono gli italiani dalla base della III Guglia. Gli austriaci occuparono velocemente le rovine davanti al cratere di mina e respinsero gli italiani costretti a rifugiarsi nelle gallerie sottostanti.

Curioso il fatto che per seguire le operazioni il Re Vittorio Emanuele III di Savoia e il generale Cadorna salirono sull’antistante Averau. Oggi meta di un bellissimo trekking con un panorama a 360 gradi sulle Dolomiti.

La Ferrata Lipella

Oltrepassata la galleria e continuando a fianco del cratere di mina si prosegue a mezza costa aggirando tutta la Tofana di Rozes. La Ferrata Lipella non è complessa ma è lunga ed esposta vertiginosamente sulla sottostante Val Travenzes. Un continuo saliscendi a circa 2600 m di quota alternando tratti ferrati a esposte cenge non attrezzate. Dopo circa 3 ore dall’uscita della galleria, arriviamo al bivio che permette di raggiungere la vetta. Ci rendiamo conto che è tardi per tentare la salita. Più prudente andare a vedere le postazioni austriache alle Tre Dita e scendere al Rifugio Giussani.

Panorama dalle Tre Dita
Panorama dalle Tre Dita

Le Tre Dita alla Tofana di Rozes e la Ferrata Lipella verso la cima

Lasciando la Ferrata Lipella e girando lo spigolo della Tofana di Rozes il panorama ci sorprende ancora di più. Vediamo davanti a noi le Tre Dita. Tre pinnacoli rocciosi si ergono in un camminamento aereo davanti alla Tofana di Dentro e alla piramide della Nemesis. Sotto di noi il paesaggio lunare degli sfasciumi del Masarè.
Alle Tre Dita sono ancora visibili 3 gallerie, alcune utilizzate per le mitragliatrici, altre come ricovero per le truppe. Non perdiamo altro tempo e andiamo a curiosare nelle vecchie postazioni. Un tratto del percorso molto suggestivo!

Approfondimento storico: attacco italiano alle Tre Dita

Qualche giorno prima della mina del Castelletto gli italiani erano molto attivi anche nella zona di Fontananegra. Il 9 e il 10 luglio 2016 piazzarono una mitragliatrice con vista sulla piramide della Nemesis e su tutto il Masarè.
Mentre un gruppo di soldati italiani alle 2 sferrò un attacco verso il Masarè, la mitragliatrice teneva impegnate le difese austriache sulla Nemesis. Completato l’attacco venne puntata a copertura degli italiani sul Masarè aiutando i soldati nella conquista delle Tre Dita. Qui accerchiarono e isolarono 1 ufficiale austriaco con i suoi 25 uomini, costringendoli alla resa.

Nel frattempo però l’artiglieria austriaca iniziò a prendere la mira sulla nuova molesta posizione italiana. Verso le 5 la situazione al Masarè girò a favore degli italiani. Le armi cessarono il fuoco e gli alpini si misero al riparo.
La sera ritornano sulla Tofana III di Dentro, per la stessa via percorsa la sera precedente.

Dopo la caduta di Fontananegra la situazione in Val Travenanzes divenne critica per gli austriaci. Fortunatamente per loro il Castelletto saltò in aria solamente 48 ore dopo. Questo lasso di tempo garantì agli austriaci il tempo necessario per riorganizzarsi e impedire agli italiani la conquista del Masarè.

Dal Rifugio Giussani al rifugio Dibona

Dalle Tre Dita in circa 30 minuti di cammino raggiungiamo il Rifugio Giussani situato nella forcella Fontananegra. Ci rifocilliamo con un’ottima birra prima di riprendere l’itinerario e scendere il lungo ghiaione che in un’oretta ci riconduce al rifugio Dibona, punto di partenza.

Foto di gruppo davanti alle Tre Dita
Foto di gruppo davanti alle Tre Dita: Viky, Stratos, Fabrizio, Alessandro, Manlio Maria Giulia, Michele

Proposte di itinerari nelle vicinanze della Ferrata Lipella

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