Escursioni e tracce GPX

Trekking ad anello sulle creste del Monte Sibilla

Tra storia e leggenda. Uno splendido trekking in cresta sospeso tra la Valle dell’Infernaccio da un alto e il circo glaciale del Lago di Pilato e del Monte Vettore dall’altro.

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Il trekking ad anello sul Monte Sibilla parte dal Rifugio Sibilla a quota 1540 e raggiunge la vetta del Monte Sibilla a quota 2173, nel cuore dei monti Sibillini seguendo Il sentiero E10. Probabilmente uno dei percorsi più suggestivi ed emozionanti dell’appennino. Questo bellissimo percorso si snoda in rapida ascesa lungo una lunga cresta che domina, da un lato, la Valle dell’Infernaccio e con affaccio, dal lato opposto, sul circo glaciale del Lago di Pilato e sul Monte Vettore.

Decidiamo di affrontare questa escursione dormendo al Camping Sibilla a Montefortino, 9km circa da Montemonaco. Un bel campeggio con ampie piazzole, in parte ombreggiate, e una splendida vista sulla riconoscibile spaccatura della Valle dell’Infernaccio e la Sibilla.

Il trekking del Monte Sibilla da Montemonaco

Luogo di partenza del trekking è il rifugio Sibilla, purtroppo chiuso dal 2016, quando queste terre sono state devastate dal terremoto del Centro Italia. La strada bianca di accesso al rifugio viene inoltre, e giustamente direi, chiusa al traffico, tuttavia c’è un comodo servizio navetta che con 3€ a tratta e partenza ad ogni ora da Montemonaco raggiunge in 30 minuti il rifugio. Nel biglietto cumulativo di 6€ è compreso anche la visita del piccolo “Museo della Sibilla” a Villa Curi di Montemonaco.

La mattina quindi dopo aver fatto degli ottimi panini all’alimentari di Montemonaco (mortadella, melanzana gratinata e pomodoro al forno…TOP!), abbiamo preso la navetta per il rifugio Sibilla alle 9. Alle 9.30 eravamo pronti per la partenza.

Il sentiero parte subito ripido e si prende da dietro la fontana, oppure passando sotto il rifugio. Le due vie si ricongiungeranno poco dopo. Salendo tra prati e piccoli ghiaioni si raggiunge in circa 30 minuti un bellissimo terrazzo su Monte Zampa, con vista sulla profonda Valle dell’Infernaccio. Ne approfittiamo per una sosta e per qualche foto. Da qui in avanti, tenendo la sinistra e seguendo la cresta arrivereremo alla base della Sibilla riconoscibile in lontananza dalla sua corona.

Continuando a salire lungo la cresta raggiungiamo la curiosa corona che caratterizza la vetta della Sibilla e alla cui base parte un breve e semplice tratto attrezzato con catena. Siamo ora nel pianoro sommitale dove si apre la Grotta della Sibilla: un luogo magico e ricco di leggende. In 10 minuti raggiungiamo la vetta e coincidenza vuole che si è fatta ora di pranzo! 😁

La Grotta delle Sibilla – Tra storia e leggenda

“La Sibilla, profetessa antica, maga e regina delle fate, abita nel suo paradiso sotterraneo, antro profondo della montagna a lei intitolata”

Secondo la tradizione locale, la Sibilla è una fata buona, maga bella e maliarda, veggente e incantatrice che vive nella Grotta della Sibilla circondata dalle sue ancelle: delle fate dai piedi caprini. La Sibilla è la regina di un mondo sotterraneo e paradisiaco al quale si accede solo attraverso la grotta che si apre sulla vetta del Monte Sibilla. Le fate, sue ancelle, amavano danzare nelle notti di plenilunio, e appropriandosi segretamente dei cavalli raggiungevano le piazze dei paesi vicini per ballare con i giovani pastori e per insegnare alle fanciulle del posto a filare e tessere le lane. Le fate dovevano ritirarsi in montagna prima del sorgere delle luci dell’aurora, per non essere escluse dal regno incantato della Sibilla.

Si racconta che in una notte, durante la quale si erano attardate nei balli, le fate furono sorprese dall’alba e costrette a una precipitosa fuga verso la grotta. Con i loro piedi caprini, nella folle corsa verso la Sibilla, segnarono per sempre la parete del monte Vettore. A questo evento la leggenda fa risalire la formazione della Strada delle Fate, una faglia che attraversa orizzontalmente la costa del Monte Vettore intorno a quota duemila metri che è tornata a far parlare di sé nel corso dell’ultimo terremoto.

La Grotta della Sibilla

Entrati nella grotta tramite uno stretto pertugio in parte occluso da una roccia, si giunge ad un primo vano quadrato: il vestibolo. Tutt’intorno vi sono dei sedili intagliati nella roccia delle pareti. Da questa stanza si prosegue solo scendendo per stretti e ripidi cunicoli, si raggiunge un fessura dalla quale scaturisce un forte vento. Passata la fessura ci si affaccia sul ciglio di un baratro dove scorre un fiume fragorosissimo. Attraversando il baratro sopra un ponte si trovano due porte di metallo che sbattono violentemente l’una contro l’altra rischiando di schiacciare chi dovesse tentare di attraversarle. Oltre le porte metalliche vi è il regno della Sibilla, la quale accoglie festosa l’intrepido viaggiatore insieme alle sue fate, soavi e giovani damigelle, tra lo sfolgorio abbagliante di vesti e gioielli.

Occhio però a non trattenersi nella grotta per più di un anno altrimenti non sarà più possibile tornare nel mondo terreno.

Esploratori e curiosi hanno cercato sin dal 1400 (con Antoine de la Sale) di varcare l’ingresso di questo mondo sotterraneo, riportando indietro testimonianze enigmatiche. Il vestibolo con le sedute intagliate nella roccia probabilmente esiste veramente come descritto anche da altri studiosi che furono gli ultimi visitatori della grotta a inizio del XX secolo. Oggi l’accesso a quegli abissi misteriosi sembrerebbe chiuso per sempre a seguito dell’utilizzo scellerato di esplosivi che, invece di contribuire alla sua apertura, ne causò il crollo e la chiusura.

Il ritorno dalla vetta del Monte Sibilla

Dopo esserci rifocillati in vetta al Monte Sibilla abbiamo deciso di scendere dal versante opposto rispetto a dove siamo saliti. Il trekking del Monte Sibilla segue tutta la cresta della Sibilla fino a raggiungere la strada bianca poco sotto Cima Vallelunga. La strada scende al Rifugio Sibilla ma oggi non è percorribile con i veicoli a causa di smottamenti del terreno. Nel primo tratto di discesa occorre prestare particolare attenzione. La cresta è a tratti esposta e presenta dei gradoni con dei piccoli sassi appoggiati sopra le lastre di roccia che li rendono particolarmente scivolosi e pericolosi. La discesa lungo la strada bianca invece, anche se più lunga del sentiero fatto in salita, è molto dolce e non presenta particolari difficoltà tecniche.

Il museo della grotta della Sibilla a Montemonaco

Il Museo della grotta della Sibilla si trova in pieno centro a Montemonaco presso Villa Curi. Il suo interno è suddiviso in sezioni che ripercorrono la storia della grotta attraverso fotografie d’epoca e testimonianze artistiche. Un museo nato per raccogliere e comunicare la straordinaria ricchezza e il fascino di un passato in cui arte, storia e letteratura si sono sposate con leggende, miti e magia.

Al suo interno inoltre è custodita l’enigmatica “Grande Pietra” che riporta incisa la frase “…es …bastianuti …triutio …oroanucechiav …da spoleto”. La pietra fu ritrovata nel 2000 nei pressi del Lago di Pilato. Studi sono ancora in corso ma si ipotizza che questa pietra fosse un altare per culti negromatici e una stele su cui incidere invocazioni.

Considerazioni

Il trekking del Monte Sibilla non risulta particolarmente difficile, tuttavia richiede un discreto allenamento. Presenta due passaggi chiave e che meritano particolare attenzione:

  • Il primo è il piccolo sentiero attrezzato con catena che si affronta in salita. In tutto sono meno di 10 metri ma occorre usare la catena come corrimano e in alcuni punti usarla per tirarsi su. Non c’è esposizione perchè la catena passa tra le rocce che fungono da protezione, però occorre rimanere ben concentrati per evitare di inciampare o scivolare.
  • Il secondo punto è il tratto a gradoni che scende dalla vetta della Sibilla lato Cima Vallelunga. Il percorso, che abbiamo affrontato in discesa, è a tratti esposto e i piccoli sassi presenti sopra i lastroni di roccia li rendono particolarmente scivolosi.

È possibile anche concatenare l’anello del Monte Sibilla con la Cima Vallelunga e il Monte Porche seguendo le creste e rientrando per la strada bianca che conduce al Rifugio Sibilla attraverso Ramatico. Questa variante allunga di molto il percorso ne aumenta sensibilmente il dislivello.

Se sei appassionato di giri in bici e dei Sibillini, leggi la nostra Bike Adventure: 3 giorni sui Siibillini, altrimenti scopri gli altri trekking con traccia GPX scaricabile.

I partecipanti a questa escursione: Berto, Giulia, Enrico, Luca, Elena, Gabriella, Manlio, Andreina, tutti amici del Gruppo Speleologico Urbino.

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