Monte Cinto, Cava Bomba e il buso dei briganti sui Colli Euganei

Trekking

Monte Cinto: uno dei monti più ricchi di storia

Monte Cinto è alto 282 metri e prende il nome da Cinto Euganeo ovvero da “Quintus” il quinto di miglio romano da Este.  Il ritrovamento di alcuni reperti in selce lavorata testimoniano che fu abitato sin dall’epoca preistorica . Sulla cime del monte sono visibili rovine di un’antica fortificazione di forma ovale e di piccole dimensioni con cinta muraria e contrafforte. Il piccolo fortilizio era probabilmente collegato ad un secondo castello costruito dove oggi sorge la chiesa di Cinto Euganeo. Questo ebbe un’importante funzione strategica di controllo sugli accessi dalla pianura all’area dei colli. Un documento scritto dallo storico padovano Gloria testimonia la sua esistenza già nell’anno 1000. Un aspetto curioso è dato dalla presenza al centro dell’ovale di cinta, di un antico mortaio in pietra, perfettamente conservato. Durante la seconda guerra mondiale, i soldati tedeschi costruirono nell’area alcune trincee, visibili in parte appena sotto la cima, ed utilizzarono le murature come postazione antiaerea.

Storie di malfattori, ladri e briganti

Il “Buso dei Briganti” è il sito più suggestivo di tutti i Colli Euganei, dove la storia si intreccia con la leggenda. Nel corso degli anni fu torre di guardia, forte, polveriera clandestina, e nascondiglio di briganti.

Il fenomeno del brigantaggio si diffuse nella metà dell’Ottocento dopo che il decreto Radetsky del 1849 puniva con pena di morte il porto d’armi e il loro possesso. Secondo lo storico Paul Ginsborg tra queste rocce inaccessibili trovò riparo una banda di circa 30 persone, protetta dal parroco di Torreglia e guidata da Antonio Magagnin, un disertore dell’esercito austriaco.

Un grande foro a forma di porta, chiamato “La Porta dei Briganti” in cui è ancora ben visibile il segno del portone che chiudeva l’accesso, si apre a mezza costa su un terrazzino naturale di trachite che domina la pianura sottostante. Da qui veniva segnalata la presenza di persone o carrozze.
Un antico mortaio utilizzato probabilmente anche all’epoca dei briganti per la produzione della polvere da sparo è ben visibile poco sotto la cima del colle, al centro delle rovine del castello.

Uomini rudi di estrema forza e coraggio erano armati di pugnale e fucile per saccheggiare fattorie e case private. I briganti utilizzarono alcuni luoghi dei Colli, particolarmente impervi e difficili da raggiungere, come rifugio sicuro e nascondiglio di armi e merce rubata durante i saccheggi. Il governo austriaco reagì istituendo ad Este un Tribunale Statario Militare, che ebbe il compito fino al 1854 di giudicare e condannare i briganti. Oltre 100 briganti, tra cui anche alcune donne, vennero impiccati pubblicamente.

Una leggenda narra che uno di loro riuscì a scappare nascondendosi proprio nel “Buso dei Briganti” dove si pentì e visse il resto della suo vita da eremita. Dopo la sua morte, un mandorlo sarebbe nato e cresciuto davanti all’ingresso della porta e, in suo ricordo, l’albero fiorirebbe sempre per primo tra tutti quelli dei Collli Euganei.

L’attività estrattiva di Cava Bomba

L’attività estrattiva nella grande cava di calcare denominata Cava Bomba, costituisce la storia più recente, ma non meno importante.

Le rocce calcaree, dopo essere state estratte con piccole cariche di esplosivo, venivano trasportate ai forni prima da carretti trainati da muli e successivamente da vagoncini spinti lungo i binari di una piccola ferrovia decauville, il cui percorso è stato in parte ricostruito. Attraverso le passerelle, il calcare veniva scaricato nelle bocche dei forni per essere cotto: iniziava così la produzione della calce in zolle.

Tra le cave più antiche della zona, è stata utilizzata fin dall’Ottocento per l’estrazione della pietra vulcanica (riolite e trachite) impiegata nell’edilizia, nell’architettura, nella pavimentazione di vie e piazze (es. Piazza San Marco a Venezia) e nella costruzione di arginature e canali. Il lavoro di cava era molto duro e si suddivideva in tre fasi di lavorazione effettuate dai cavatori, dai tagliatori e dagli scalpellini

Dalla cava al recupero ambientale

Cava Bomba rappresenta oggi un interessante esempio di recupero ambientale di cave dismesse.

Sul piazzale sopra al museo geopaleontologico di Cava Bomba si apre il fronte dell’ampia cava di calcare, che consente di leggere la storia geologia del monte Cinto: gli strati di rocce sedimentarie (Biancone e Scaglia rossa) appaiono sollevati dalla spinta del magma, che poi è emerso sulla cime del rilievo consolidandosi nelle suggestive forme di fessurazione colonnare di riolite dovuto al raffreddamento e successivo consolidamento della lava in ambiente sottomarino. La massa calda, a contatto con l’acqua fredda si è raffreddata velocemente rompendosi in suggestivi prismi regolari.

Resti fossili di pesci tropicali datati 92 milioni di anni, vennero scoperti nel 1974 tra le rocce sedimentarie ricche di materia organica di Cava Bomba. Sono ora conservati presso il museo geopaleontologico di Cava Bomba. Questi ritrovamenti posero fine all’attività dei cavatori.

APATOSAURUS. È il nome corretto per definire l’animale universalmente noto come brontosauro, tipico del giurassico superiore, è uno dei più grandi animali terrestri mai esistiti. Fa parte di un gruppo di erbivori chiamati sauropodi, e poteva raggiungere infatti i 25 metri di lunghezza e gli 8 di altezza.

L’attività estrattiva lasciò un’arida distesa di roccia spoglia di vegetazione e una ripida e alta parete. Importanti interventi di ingegneria ambientale smussarono,  nei primi anni ’80, alcune parti della parete e si procedette con speciali semine di specie vegetali amanti di climi temperati e terreni calcarei aridi. Vennero anche reintrodotte alcune specie di rapaci diurni come il gheppio, il lodolaio, lo sparviere, la poiana ed il biancone che oggi trovano nel Monte Cinto il loro habitat ideale. In seguito venne effettuato il recupero architettonico delle antiche fornaci e dei depositi di calce e l’inaugurazione del Museo geopaleontologico di Cava Bomba (1987).

Inquadramento geologico

I Colli Euganei occupano la parte sud occidentale della provincia di Padova, subito a nord delle città di Este e di Monselice. Si estendono per una superficie di circa 100kmq. L’elevazione del complesso è modesta, con altitudini dei colli principali oscillanti tra i 400 e i 500 metri. Il colle più alto è il Monte Venda, con i suoi 610 metri. Gli Euganei, compresi tra i grandi fiumi padani Brenta a nord-est e Adige a sud e sud-ovest, emergono isolati dalla pianura Padano Veneta e sono circondati dalle alluvioni quaternarie che li separano anche dai vicini colli Berici, ai quali peraltro sono collegati geologicamente. I Colli Euganei infatti costituiscono l’estremità meridionale di una dorsale rocciosa profonda che, dalle Piccole Dolomiti e Lessini, attraverso i Berici e gli Euganei stessi, si protende verso l’interno della Pianura Padana. Sono costituiti in prevalenza da rocce di origine vulcanica, che hanno sollevato e attraversato le preesistenti rocce di origine sedimentaria e di colore molto scuro.

 

ASPETTI PAESAGGISTICI

Il punto di maggior pregio è il piano di esterno alla cava di riolite colonnare, dal quale la vista spazia dai monti Madonna e Grande al M. Cecilia di Baone, toccando le principali cime dei colli e proponendo una diversificata tipologia di paesaggio, dalla pianura ai pianori e dolci pendii calcarei coltivati, dai ripidi finachi boscosi alle cave. e gli insediamenti religiosi come l’Eremo del M. Rua e gli antichi monasteri degli Olivetani sul Venda e Villa Beatrice sull’antistante M. Gemola.

 


 

La traccia GPS del trekking a Monte Cinto e del BUso dei Beriganti


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