Le miniere di bitume della Majella

Speleologia
Miniere della Majella

Tra il 1840 e il 1960 nel massiccio della Majella in Abruzzo, nei comuni di San Valentino, Scafa, Manoppello, Lettomanoppello, Abbateggio, Roccamorice, sono state scavate molteplici miniere che hanno dato lavoro a più di 1000 persone con tre turni giornalieri.
Dai cunicoli veniva estratta una roccia calcarea bituminosa utilizzata per la produzione di bitume fluido e di manufatti di asfalto. La roccia calcarea veniva utilizzata anche come materiale edile.

Sono ancora visibili vari elementi che testimoniano l’attività mineraria: ruderi di manufatti, depressioni del terreno dovute a crolli delle volte delle miniere o dovute a scavi a cielo aperto, imbocchi, cumuli di pietre residui di cottura della roccia asfaltica (rosticci).

Il bitume della Majella

Il bitume è un composto organico a base di carbonio e idrogeno depositatosi nella roccia in seguito alla migrazione di idrocarburi provenienti da sottostanti formazioni petrolifere. E’ quindi un frutto dalla naturale alterazione dei petroli naturali venuti a contatto con l’atmosfera.
Si presenta come un materiale di colore bruno/nero, solido o semisolido, termoplastico e impermeabile all’acqua. Per le sue proprietà venne utilizzato fin dall’antichità come impermeabilizzante e protettivo del legno.
La roccia asfaltica estratta in alcune di queste miniere è un calcare poroso impregnato di bitume.
La sua estrazione dalle rocce mineralizzate veniva ottenuta sul posto in appositi forni. I focolari venivano tenuti accesi con la roccia scaricata, utilizzando il combustibile residuo contenuto e rimasto nelle rocce stesse.

Colata di bitume in miniera nell’agosto 1956. Archivio fotografico Mino Gelsomoro

Dalle miniere della Majella il bitume grezzo ricavato veniva trasportato con teleferiche e trenini nello stabilimento di Scafa per le successive lavorazioni e la sua commercializzazione favorita anche dalla presenza dell’antica linea ferroviaria Pescara-Roma. L’estrazione venne interrotta durante la crisi economica nazionale degli anni ’30, riprese nel dopoguerra ma si fermò definitivamente a metà degli anni ’60 quando, il cambio delle condizioni di mercato, ha determinato la definitiva scomparsa di questa attività. Il bitume infatti viene ora ottenuto dalla distillazione del greggio estratto dai pozzi petroliferi.
Miscelando opportune quantità di ghiaia e sabbia con il bitume si ottiene un conglomerato bituminoso artificiale che viene oggi utilizzato per le pavimentazioni stradali.

Miniere della Majella

La storia travagliata delle Miniere della Majella

Miniere della Majella – Foto di Marta Di Biase

La gestione di queste miniere ebbe una storia travagliata. Nel 1840 il teatino Silvestro Petrini, scopre la grande potenzialità di questo territorio e nel 1844 nasce così la prima attività estrattiva. Nel 1868 la Sam (società anonima abruzzese per i minerali della Majella) fa il primo tentativo tutto abruzzese di far decollare l’attività legata al bitume, ma fallisce l’anno successivo.
Arrivano quindi società estere con capitali stranieri. L’inglese Claseen rileva la Sam nel 1872 e nel 1873 nasce la SAI (The Anglo Italian Mineral Oils and Bitume Company Limited). Nel 1889 arriva la tedesca Reh di Berlino, che rileva impianti e stabilimenti della Sai e ottiene nuove concessioni. Inizia una seconda fase per il polo minerario della Majella a cui collabora dal 1893 l’inglese Neuchetal Asphalte Company e dal 1908 la Valle Romana Asphalte Minen di Lipsia.
Negli anni a cavallo del ‘900 vi è una importante crescita delle infrastrutture del polo minerario che vede la costruzione di ferrovie a scartamento ridotto, teleferiche, centrali idroelettriche, grandi stabilimenti per la lavorazione del materiale estratto.
Nel 1923 arriva la SAMA, una grande società mineraria fatta da imprenditori abruzzesi. Nel 1951 la Sama confluisce nella Calci e Cementi Di Segni e poi nel 1974 in Italcementi.

Miniere della Majella

Il Tour Virtuale delle miniere della Majella

Un grazie di cuore agli amici abruzzesi del CARS (Centro Appenninico Ricerche Sotterranee) Marta Di Biase, Errico Orsini e Federico Palazzese per averci guidato alla scoperta di questi ipogei recentemente riscoperti ancora in fase di studio, e agli amici del GSU (Gruppo Speleologico Urbino) fidi compagni di tante avventure Michele Betti, Manlio Magnoni e Massimo Vagnini.