Via Angelo Mio in Val Gadena

“Angelo mio” è una bella via a spit aperta dal basso da Alessio Roverato con Angela Carraro sulla parete ovest del Monte Spitz. La via giusta per chi cerca un bell’ingaggio.

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Conosco Alessio (Roverato) da circa un anno e fino a pochi giorni fa non avrei mai pensato di salire una delle sue “famigerate” vie. Devo ringraziare Claudio (curatore di bellissimo blog di montagna) che, un giorno di novembre, mi propone “Angelo mio”, via a spit aperta da Alessio sulla parete ovest del Monte Spitz in Val Gàdena, una vallata laterale della Valsugana.

Sulle prime non ero convinto: era stato lo stesso Alessio a confermarmi che la spittatura è severa, con un obbligatorio relativamente alto (6c). D’altronde i “10 rinvii max” indicati nella relazione già dicono molto sulle distanze tra uno spit e l’altro. Ma l’entusiasmo di Claudio, unito al suo livello e alla sua disponibilità a salire da primo sui tiri più duri, hanno tolto ogni dubbio.

L’avvicinamento

Raggiungere l’attacco della via Angelo Mio in Val Gadèna è già di per sé un bel viaggio. Lasciata l’auto all’inizio della valle poco prima del divieto di transito, ci si avvia a piedi lungo la stradina sterrata che risale la valle sulla sinistra del torrente (guardando a monte) e che poco dopo diviene sentiero. Il luogo è affascinante: in certi punti la valle si restringe a diventare un canyon e la solitudine è una costante.

Dopo circa 30/40 minuti ci si imbatte in un grande masso con bollino rosso. Da quel punto sulla destra si stacca una traccia che inizia subito a risalire il ripido pendio boschivo lungo un percorso non sempre facile né sempre evidente. Dopo un po’, un arco roccioso (che si attraversa) indica che manca poco alle pareti. Si prosegue la risalita per poi incrociare una traccia più evidente che si segue verso sinistra, iniziando a vedere la base delle pareti.

Dopo aver aggirato una sorta di avancorpo, ci si trova ai piedi del paretone giallo a forma di anfiteatro, dove corre la linea di “Giallomania”, la prima via aperta sempre da Alessio su questa parete (primi spit visibili). Qualche decina di metri a sinistra dei gialli si trova l’attacco della via “Angelo Mio”, nei pressi di una cengia. Un badile arrugginito e una freccia verso sinistra incisa sulla roccia segnano l’attacco della via.

Totale 1h20.


Via Angelo Mio – considerazioni generali

Nel complesso la via è bella e sostenuta dall’inizio alla fine. Spesso, scalando su Angelo Mio, ho pensato all’emozione che devono aver vissuto Alessio e Angela nell’aprire una via del genere in questo luogo selvaggio, ma anche alla bravura e al coraggio di Alessio nel salire su questa parete vergine, accompagnato dalla costante vista sull’assoggettante volta gialla che si staglia sulla destra.

La via può essere divisa in due parti: i primi cinque tiri si sviluppano lungo una linea piuttosto verticale. Dal sesto tiro la via si sposta a verso sinistra e prosegue un po’ a zig-zag fino al bosco sommitale.

La spittatura è severa anche sui tratti più impegnativi, ma comunque è sicura e intelligente: lo spit è posizionato dove c’è un riposo, una buona presa. Un S2-S3 ci sta tutto. Tutte le soste sono a fix collegati con catena e anello di calata.

La qualità della roccia è discreta, a tratti da verificare. Sul grigio compatto, spesso la roccia è ricoperta da un leggero strato di “polvere” che ti porta a stringere molto le prese.

In sintesi, oltre al grado è necessaria la giusta capacità di mantenere lucidità e controllo sugli obbligatori.

La via

L1 – Primissimo tiro in traverso (III/IV) lungo una cengia appena accennata e piante. Presenti alcuni spit.

L2 – Si inizia con un bel 6b+ tecnico, con passaggio chiave subito in partenza.

L3 – Bel 7a, anche in questo caso con passaggio iniziale molto impegnativo. Passaggio chiave verso la fine del tiro su roccia compatta ma svasa.

L4 e L5 – I tiri più duri della via (7a+ entrambi) su tacche e allunghi alternati a riposi. Grande Claudio che ha unito i due tiri senza volerlo, riuscendo comunque a stamparli entrambi :).


L6 – 6a su roccia insicura e sporca.

L7 – Prima in traverso verso sinistra poi, dopo un breve ravanamento su terra, bel diedro alpinistico. 6a+.

L8 – Tiro molto bello in placca su roccia buona, allungo fisico per superare un piccolo tettino. 6b+.

L9 – Altro traverso sinistra e poi verso destra per aggirare tetti composti da blocchi bianchi. Impegnativo il diedro tra i due traversi e delicato (psicologico, soprattutto per il secondo di cordata) il secondo traverso verso dx. 6b+.

L10 – Tiro di uscita su un misto di roccia bruttina, terra, erba e alberi su pendio ripido, da affrontare con impegno e da non sottovalutare. Sosta su albero.


Discesa

O in corda doppia o lungo il sentiero CAI n. 800 che si incontra dal termine della via risalendo qualche decina di metri sul bosco sommitale. 1h30.

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